Sintesi e commento in italiano a cura della Dott.ssa Anna Perino
Sena Ardicli, Ozge Ardicli, Duygu Yazici, Yagiz Pat, Huseyn Babayev, Peng Xiong,| Can Zeyneloglu, Asuncion Garcia-Sanchez, Li-Li Shi,| Oliva Giannelli Viscardi, Stephen Skolnick, Ismail Ogulur, Raja Dhir, Marek Jutel, Ioana Agache, Jozef Janda, Isabella Pali-Schöll, | Kari C. Nadeau, Mubeccel Akdis, Cezmi A. Akdis
Allergy. 2024; September 00:1–31.
Abstract
Dagli anni ’60, più di 350.000 nuove sostanze chimiche sono state introdotte nella vita degli esseri umani e degli animali domestici. Molte di esse sono diventate parte integrante della vita moderna e alcune stanno influenzando la natura come agenti inquinanti. Tuttavia, la nostra comprensione dei loro potenziali rischi per la salute di uomini e animali rimane parziale. La “teoria della barriera epiteliale” suggerisce che la predisposizione genetica e l’esposizione a diversi fattori che danneggiano le barriere epiteliali contribuiscono all’insorgere di condizioni allergiche e autoimmuni. L’alterazione della barriera epiteliale, la disbiosi microbica e l’infiammazione tissutale sono state osservate in un elevato numero di malattie infiammatorie della mucosa, autoimmuni e neuropsichiatriche, molte delle quali hanno registrato un aumento della prevalenza negli ultimi decenni. Gli animali domestici, soprattutto cani e gatti, condividono gli spazi di vita con gli esseri umani e sono esposti a detergenti per la casa, prodotti per la cura personale, inquinanti atmosferici e microplastiche. L’uso di prodotti cosmetici e additivi alimentari per animali domestici è in aumento, purtroppo accompagnato da norme di sicurezza meno rigorose rispetto a quelle che regolano i prodotti umani. In questa rassegna esploriamo le implicazioni delle interruzioni delle barriere epiteliali sul benessere degli animali da compagnia, facendo un confronto con gli esseri umani, e cerchiamo di delucidare lo spettro di malattie che li affliggono. Inoltre, vengono evidenziate le future aree di ricerca con l’interconnessione del benessere umano, animale e ambientale, in linea con il concetto di “One Health”.
Riassunto
Questo articolo descrive come le esposizioni ambientali legate dalla vita moderna mettano a repentaglio la salute degli animali domestici e di allevamento come descritto ampiamente. Analogamente a quanto ampiamente osservato negli esseri umani, gli animali sono danneggiati da sostanze tossiche presenti negli alimenti, nei prodotti chimici e negli inquinanti.
Gli animali domestici condividono il nostro ambiente e sono considerati da molti come amati membri della famiglia. Alcuni risiedono nei giardini, mentre altri vivono nelle nostre case, condividendo talvolta anche i nostri spazi per dormire.
Dagli anni ’60 sono stati introdotte più di 350.000 nuove sostanze chimiche nella nostra vita quotidiana, molte delle quali diventano parte della vita degli animali domestici. Prodotti per la pulizia, additivi alimentari e inquinanti atmosferici hanno un impatto importante sulla salute degli animali.
Gli animali domestici sono più frequentemente esposti a disinfettanti, shampoo e prodotti per la pulizia della casa. Infatti trascorrono molto tempo sdraiati sul pavimento, camminando a “piedi nudi” sulle varie superfici (i polpastrelli, eccetto in alcune razze, sono privi di pelo) e leccandosi. Gli animali domestici, essendo più vicini al livello del suolo, hanno anche maggiori probabilità di essere colpiti da inquinanti ambientali come polvere e residui di prodotti per la pulizia.
Le sostanze risultate nocive per l’uomo vengono vietate per uso umano ma spesso continuano a essere utilizzate nei prodotti per animali domestici.
Le enormi quantità di microplastica che entrano nelle vite di tutti gli esseri viventi nel mondo, hanno un impatto sostanziale sugli animali. Giocattoli, prodotti per la toelettatura e l’igiene, e ciotole per cibo e acqua sono diventati articoli essenziali per molti proprietari di animali domestici. Molti di questi prodotti contengono quantità significative di plastica, che può degradarsi in particelle micro e nanoplastiche che rappresentano rischi importanti per la salute degli animali.
Come osservato negli esseri umani, gli alimenti moderni confezionati e lavorati per gli animali contengono diversi additivi ed emulsionanti che risultano tossici per il loro sistema gastrointestinale.
Poiché le condizioni ambientali continuano a cambiare, sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere in che modo questi cambiamenti influiscono sulla salute degli animali
La “Teoria della barriera epiteliale” suggerisce che la crescente prevalenza di malattie allergiche, autoimmuni e altre malattie croniche dipenda da una maggiore esposizione ad agenti che compromettono l’integrità delle barriere epiteliali. Questa maggiore esposizione è principalmente associata a fattori legati all’industrializzazione, all’urbanizzazione e alle pressioni della vita moderna, tra cui inquinamento, cambiamenti dietetici, stress e uso diffuso di prodotti per la pulizia, sostanze chimiche e antibiotici. Di conseguenza, varie sostanze nocive, tra cui tossine, allergeni e patogeni, possono attraversare più facilmente queste barriere indebolite, interagendo con il sistema immunitario e con il microbiota e causando malattie allergiche, autoimmuni e neuropsichiatriche, tutte diventate più diffuse negli ultimi decenni.
La teoria della barriera epiteliale porta l’attenzione sui pericoli nascosti che minacciano la salute sia degli esseri umani che degli animali. Gli impatti negativi sull’ambiente influiscono inevitabilmente sulla salute umana e animale, riflettendo l’idea fondamentale alla base del concetto One Health.
Dal punto di vista immunologico gli agenti ambientali che danneggiano la barriera epiteliale portano alla disbiosi microbica e alla traslocazione di patogeni commensali e opportunistici attraverso le barriere epiteliali, che spesso scatenano una risposta immunitaria di tipo 2 caratterizzata dalla predominanza di cellule Th2, ILC2 di tipo 2 ed eosinofili. A questo processo possono partecipare anche mastociti, macrofagi e linfociti B anticorpo produttori. In questo contesto o in caso di esposizione continua, l’epitelio non riesce a ripararsi e a sigillare completamente la barriera, creando così barriere non funzionanti, disbiosi microbica e infiammazione cronica. Le cellule epiteliali danneggiate rilasciano allarmine come IL-25, IL-33 e TSLP, che portano all’attivazione delle cellule ILC2 e Th2. Le cellule attivate promuovono l’infiammazione di tipo 2 e stimolano le cellule B a produrre IgE. Le citochine di tipo 2 e la degranulazione dei mastociti intensificano l’infiammazione e indeboliscono ulteriormente la funzione di barriera.
In questo modo, dopo la compromissione della barriera e l’epitelite, si verifica una sequenza di eventi che include risposte immunitarie persistenti agli allergeni e sviluppo di microinfiammazione tissutale, entrambi implicati nell’avvio di disturbi allergici, autoimmuni e metabolici. Questi meccanismi immunopatologici sono validi non solo per l’uomo, ma anche per gli animali da compagnia che vivono nello stesso ambiente.
L’integrità della barriera epiteliale è sensibile a vari allergeni (acari, pollini, ecc.), miceti, virus, agenti patogeni e inquinanti ambientali come le tossine presenti nei detergenti domestici di ogni tipo e nei detergenti per animali Inoltre, i tensioattivi, gli enzimi e gli emulsionanti presenti negli alimenti lavorati , il fumo di sigaretta, il particolato, i gas di scarico dei motori diesel, l’ozono, le nanoparticelle e le microplastiche possono compromettere la barriera epiteliale.
In conclusione, nell’ambito di One Health, oltre ai problemi di approfondimento scientifico, ci sono da affrontare queste crescenti sfide ambientali il che richiede la collaborazione globale e l’impegno congiunto di tutte le risorse disponibili. Le sfide includono istituzioni governative non collaborative, resistenza pubblica, carenze infrastrutturali e povertà, tutti fattori che ostacolano un’azione efficace. Le strategie per mitigare le malattie legate all’alterazione della barriera epiteliale prevedono di evitare e controllare l’uso di questi prodotti nocivi (sia per gli animali che per gli umani) di sviluppare alternative più sicure, di identificare biomarcatori per le perdite della barriera, di potenziare le molecole di barriera specifiche dei tessuti, di bloccare la traslocazione batterica, di prevenire la colonizzazione di patogeni opportunisti e di attuare interventi sulla dieta e sul microbioma.
Commento
In questa lunga e articolata review viene applicata al mondo animale la teoria della barriera epiteliale già proposta come primum movens o almeno corresponsabile dell’infiammazione alla base di molte patologie non trasmissibili. L’articolo è molto completo con descrizione accurata di quelle che sono le differenze (in senso scientifico) tra la barriera umana e quella animale, tabelle e figure esplicative.
Purtroppo alla base delle malattie non trasmissibili ci sono sempre le stesse cause, cioè l’aumento delle sostanze in grado di interferire con la barriera epiteliale e mucosale che sono in aumento in modo davvero impressionante. L’articolo è correlato da elenchi degli additivi comunemente usati negli alimenti animali con le loro proprietà. In campo umano le sostanze definite tossiche sono state eliminate ma in molti alimenti animali questo non è avvenuto. Sugli animali influisce poi la manipolazione genetica (particolarmente evidente nei cani) che ha portato nei millenni e anche recentemente a razze ad hoc con conseguenti suscettibilità genetiche diverse.
Quindi i nostri animali domestici sono esposti a un numero molto maggiore di stimoli dannosi con conseguenti patologie e spesso la loro sofferenza è anche della loro familglia umana.
Ma, come visto, molte delle sostanze usate nelle pulizie domestiche colpiscono anche noi umani dai detergenti dei piatti ai prodotti di toeletta e alle nano e microplastiche.
Dall’alterazione chimica della barriera hanno origine le conseguenze immunologiche che sono quelle ben riconoscibili nell’infiammazione persistente, concetto a cui siamo abituati da sempre.
Da tempo conosciamo gli effetti asmogeni dei virus e di alcuni tipi di miceti come anche le attività enzimatiche delle proteine degli acari mentre più recentemente sono state messe in evidenza quelle dei pollini in grado colpire gli epiteli. In un box a parte nell’articolo sono elencati tutti questi effetti enzimatici.
Meno preparati siamo invece all’impatto di sostanze chimiche così ben evidenziate nell’articolo, anche perché questo ci coinvolge direttamente su quelli che sono gli stili di vita. Magari usare meno detergenti aggressivi anche se meno appaganti, usare meno cibi processati sempre ricchi di additivi e insaporenti è la sfida che ci si presenta sia per il benessere nostro che dei nostri animali secondo il principio One Health.
Come concludono gli autori, questa è una sfida globale e di lungo respiro in cui dovrebbero sentirsi coinvolte fette riluttanti di potere commerciale e politico.
Come allergologi, non ci interessiamo di salute animale ma vediamo la sofferenza di molti pazienti a cui diagnostichiamo un allergia all’animale domestico d’affezione e a cui cerchiamo di dare delle risposte terapeutiche. Possiamo però cercare di influire sugli stili di vita dei nostri pazienti e cercare di diminuire le patologie loro e dei loro animali. E questa è una nuova sfida (non ci sono sinonimi adeguati) per noi.
Lo abbiamo fatto per tanti anni con il fumo e adesso siamo coinvolti anche in altresfide. Sfide che comunque coinvolgono tutti i medici a contatto con i pazienti dai cardiologi ai gastroenterologi ai dermatologi nessuna specialità esclusa.
E forse l’articolo potrebbe anche interessare ai veterinari…
Per chi vuole approfondire:
The epithelial barrier theory and its associated diseases Allergy. 2024;00:1–46. – https://epithelialbarriertheory.com/https://epithelialbarriertheory.com/




